Andrea Bocelli: un amore nato da bambino

Il tenore, impegnatissimo con il lavoro, si rammarica di non potersi dedicare quotidianamente ai cavalli
Pochi cantanti lirici hanno saputo, con la facilità di Andrea Bocelli, attraversare ripetutamente i confini fra generi. Una versatilità che ora il tenore toscano dimostra ancora una volta con l'uscita di un "peso massimo" del melodramma come la Cavalleria Rusticana di Mascagni appena pochi mesi dopo il lancio di un Cd, Amore, nel quale Bocelli si cimentava con classici da piano bar come «Amapola» e «Besame Mucho». Le sue scelte anticonformiste sono state premiate da un successo che ne ha fatto una star internazionale. E che gli dà un solo motivo di rammarico: «Non riesco più a trovare il tempo di cavalcare ogni giorno».Pochi cantanti lirici hanno saputo, con la facilità di Andrea Bocelli, attraversare ripetutamente i confini fra generi. Una versatilità che ora il tenore toscano dimostra ancora una volta con l'uscita di un "peso massimo" del melodramma come la Cavalleria Rusticana di Mascagni appena pochi mesi dopo il lancio di un Cd, Amore, nel quale Bocelli si cimentava con classici da piano bar come «Amapola» e «Besame Mucho». Le sue scelte anticonformiste sono state premiate da un successo che ne ha fatto una star internazionale. E che gli dà un solo motivo di rammarico: «Non riesco più a trovare il tempo di cavalcare ogni giorno». Come è nata questa sua grande passione per i cavalli? «Da bambino, quando avevo 4-5 anni, ascoltavo le storie di mio nonno, che aveva avuto cavalli e mi raccontava di grandi imprese che mi accendevano la fantasia. Pochi anni dopo mio padre mi regalò il mio primo cavallo e da lì è nato questo grande amore che continua ancora oggi». Cosa le dà il rapporto con i cavalli? «La sfida con me stesso, la voglia di migliorare giorno per giorno, montare il cavallo più difficile, domare il cavallo più ritroso». Domare? «Sì, la cosa che mi ha sempre appassionato di più è l'addestramento dei cavalli. Prendere un cavallo brado e insegnargli tutto, dall'accettazione della sella fino a portarlo a saper eseguire i comandi semplicemente a voce, quasi senza l'aiuto delle redini». Un'attività che presuppone un rapporto molto stretto con il cavallo. «Strettissimo, però il mio è un rapporto di tipo sportivo». In che senso? «Ci sono persone che amano gli animali e basta. Quindi instaurano con il cavallo un rapporto sul piano affettivo. Per me è diverso. Io sono cresciuto in mezzo agli animali, ma il cavallo è sempre stato qualcosa di diverso, di più importante. A me interessa l'atleta cavallo, lo sviluppo della sua forza, la ricerca delle prestazioni che può arrivare a dare». E una volta che il cavallo ha imparato a dare il massimo? «Dove abitavo io c'erano strade sterrate lunghissime, chilometri e chilometri per correre. E poi fossi e tronchi da saltare, fiumi da attraversare. Questo è il tipo di cavalcare che mi piace di più». Le confesso che per chi ha la vista riesce difficile immaginare come senza vederci si possa andare a cavallo nel modo che lei mi sta descrivendo. «La vista è importante, ma ci sono tante altre cose che sono importanti per andare a cavallo. Prima di tutto la sensibilità per sentire l'animale, e poi la forma fisica. Perché il primo problema quando si va a cavallo è non cadere e, se si cade non farsi male e questo è più facile se uno è in buona forma generale. Poi, certo, se uno ha una difficoltà, deve trovare il modo di aggirarla». Lei come è riuscito ad aggirare la sua? «Andavo a cavallo nei posti che conoscevo bene, sapevo esattamente dove erano gli ostacoli. E il resto ce lo mette il cavallo, perché lui sa cosa fare». Bisogna fidarsi molto del cavallo. «Certo, ma la fiducia deve essere reciproca. Se il cavallo non si fidasse del cavaliere non potrebbe mai saltare un muro di due metri senza vedere cosa c'è dall'altra parte». Le cavalcate quotidiane sono definitivamente confinate nel passato? «Assolutamente no. Anzi, proprio ora mi sto organizzando per riuscire ad avere i miei cavalli fisicamente vicini in modo da poter di nuovo montare tutti i giorni».