Vini di Bordeaux: l'annata del secolo venturo?

I resoconti degli assaggi in anteprima dei grandi Bordeaux fanno pensare che il 2005 sia l'annata miracolosa, quella che farà impallidire nel ricordo tutte le leggendarie vendemmie del passato. Ci vorrà pazienza per sapere se le misteriose alchimie dell'affinamento daranno davvero il vino del secolo. Molta pazienza: le prime bottiglie non lasceranno le cantine degli châteaux prima del 2008, poi bisognerà conservarle almeno 10 o 15 anni prima di stapparle. Ma secondo il famoso Maître à boire Robert Parker, questi vini eccezionalmente concentrati potrebbero aver bisogno anche di 30 o 50 anni di cantina per raggiungere il loro massimo splendore.

In attesa di un giudizio finale che potremmo dover lasciare a una generazione futura, i Bordeaux 2005 hanno cominciato a battere ogni record sul fronte dei prezzi. Sono già i più alti mai visti per vini ancora in botte, e continuano a salire: lo scorso giugno la storica enoteca londinese Berry Brothers & Rudd (www.bbr.com) offriva, per esempio, una cassa da 12 bottiglie di Château Latour per 4800 sterline Iva esclusa. Due mesi dopo ci volevano già 540 sterline in più e in ottobre il prezzo aveva raggiunto quota 5700, poco meno di 8500 euro.
Non è un caso che un mercante inglese come Berry sia da trecento anni uno dei massimi punti di riferimento per i compratori internazionali di grandi Bordeaux: fateci caso, la letteratura inglese, compresi i gialli di Agatha Christie e Conan Doyle, è piena di personaggi altolocati che stappano cerimoniosamente preziose bottiglie di «claret», parola che le edizioni italiane lasciano di solito come nell'originale, o addirittura traducono con «chiaretto». È un equivoco: la prossima volta che vi capiterà di leggerla (o di sentirla in un film), sostituitela mentalmente con «Bordeaux» e il senso della scena sarà molto più... chiaro. Al contrario del vino, che invece ha il caratteristico colore rosso profondo che gli è dato dalle uve cabernet e merlot da cui nasce. La confusione è facilitata dal fatto che esiste una denominazione «Bordeaux Clairet» che davvero identifica vini giovani dal colore appena più pronunciato di quello di un rosé. Per secoli, da quando Enrico II Plantageneto, diventato per via matrimoniale signore della regione che allora si chiamava Aquitania, decise di favorire l'importazione in Inghilterra dei vini dei suoi possedimenti, sono stati proprio questi vinelli chiari e leggeri i preferiti dagli inglesi. Nel tempo, dopo aver perso per strada, insieme alla «i», ogni riferimento al colore, claret ha finito così per essere usato come sinonimo di Bordeaux.

Secondo la classificazione voluta da Napoleone III nel 1855, sono solo cinque gli châteaux che meritano di fregiarsi dell'indicazione «Premier Cru Classé», la più alta delle cinque categorie di eccellenza. Anzi, in origine erano quattro. Insieme a Latour (www.chateau-latour.com), c'erano Château Lafite (www.lafite.com), Château Margaux (www.chateau-margaux.com) e Château Haut-Brion (www.haut-brion.com). Solo nel 1973, dopo decenni di pressioni da parte del suo potentissimo proprietario, il barone Philippe de Rothschild, lo Château Mouton-Rothschild (www.bpdr.com) fu promosso dalla seconda categoria al club degli eletti.

Entrare in possesso di qualche bottiglia di un Premier Cru 2005 non sarà facile. I prezzi stratosferici non hanno scoraggiato i compratori, soprattutto i nuovi ricchi dei paesi dell'Est, e mentre scrivo Berry avvisa già i clienti che Lafite e Haut-Brion sono esauriti. Facile prevedere che le scorte degli altri tre non dureranno ancora molto. Ma se anche uno come Dominique Laporte, nominato miglior sommelier francese nel 2004, ha deciso che un ristorante del livello del parigino Alain Senderens può fare a meno dei premier cru 2005, non è il caso di disperarsi. Un vecchio adagio bordolese dice: «Nelle annate mediocri scegli solo i migliori, nelle grandi compra quel che vuoi, perché tutto è buono».