Per Bacco, che tabacco!

Dal Sud Africa, il sigaro che non trasforma il buon vino in minestra di verdure

Il fumo di un sigaro, anche del più delicato fra i sigari, uccide il gusto di qualsiasi vino, anche del più corposo fra i vini. Lo sanno tutti, ed è uno di quegli assiomi fondamentali che nessuno si sogna di mettere in discussione. È anche una delle più lampanti dimostrazioni della tendenza del destino a essere cinico e baro, in particolare quando ci sono di mezzo i piaceri della vita. Già, perché capita che molti fra gli estimatori della soave voluttà di un Avana amino anche assaporare la sinfonia di aromi e sapori di un robusto rosso invecchiato al punto giusto.

Questione di lifestyle e, chissà, forse di codice genetico. Una bella frustrazione dover per forza separare e, anzi, tenere distanti uno dall'altro, due dei momenti più piacevoli di una serata. D'accordo ci sono sempre Cognac, rum o un buon whisky torbato per accompagnare degnamente quello che ossessioni salutistiche e divieti stanno trasformando in un piacere proibito. Ma non è la stessa cosa. Così prima o poi la tentazione di provarci assale molti appassionati, con risultati che sono ben sintetizzati dallo sconsolato commento che Yiannis Papadakis, bon vivant da Atene, ha lasciato sul forum di decanter.com: «Quando un Hoyo de Monerey, al quale di solito accompagno un whisky di malto, ha trasformato il gusto del Cabernet Sauvignon che stavo bevendo, facendolo assomigliare a una minestra di verdure, ho cominciato a pensare che ci sarebbe bisogno di un sigaro fatto per stare con il vino».

A uscire dallo stallo del “sarebbe bello ma non si può” ci ha pensato un giovane viticoltore sud africano, Mike Ratcliffe. Un tipo abbastanza spregiudicato da mettersi in testa che dall'uva della tenuta di famiglia sarebbero dovuti nascere vini di classe. Non quegli onesti vini di media qualità a buon prezzo per cui il Sud Africa si sta facendo sempre più apprezzare sui mercati vinicoli mondiali, ma grandi rossi in grado di competere alla pari con le etichette più quotate e di guadagnarsi un punteggio di rispetto nelle bibbie enologiche internazionali. Per riuscire nell'impresa si è messo in società con due dei più noti guru della Napa Valley: l'enologa Zelma Long e l'agronomo Phillip Freese, entrambi passati per la scuderia di Robert Mondavi, il patron del mitico Opus One. La squadra ha funzionato e al loro primo lancio sul mercato Usa i due vini di Vilafonté, il «Series M» 2003, un Merlot con Cabernet Sauvignon, Malbec e Cabernet Franc da 50 dollari e il «Series C» 2003, un classico taglio bordolese a base Cabernet Sauvignon venduto a 70 dollari, hanno entrambi ottenuto giudizi molto positivi dagli esperti di Wine Spectator, sfiorando quota 90 punti.

Amante dei buon fumare quanto del buon bere, Mike non riusciva a darsi pace di non poter trovare un sigaro che stesse bene con le sue creazioni. E così ecco l'idea: produrseli da sé, i sigari ideali. O meglio, farseli produrre, dopo avergli spiegato bene cosa voleva, da chi li sa fare. E così nasce il sigaro che, per mettere in chiaro la sua parentela con i vini, è stato battezzato «Series X».

Il sigaro da vino di Vilafonté è un corona avvolto a mano a Tamboril, nella Repubblica Dominicana, con una miscela di tabacchi cubani e dominicani, mentre per la capa, la foglia esterna, è stato selezionato un tabacco di Sumatra. Il tutto alla ricerca di quel gusto allo stesso tempo pieno e abbastanza morbido per convivere con il vino che dovrebbe fare la felicità degli impenitenti aficionados di Bacco e tabacco.

I sigari, con quotazioni su richiesta, sono in vendita dal sito del produttore: www.vilafonte.com.