Fermentazione architettonica

Cantine d'autore per magnati e wine traveller

Nell'epoca in cui la riproducibilità tecnica ha spogliato anche l'arte di un po' della sua magia, il vino è uno degli ultimi prodotti che riescano a dare l'emozione dell'esperienza irripetibile, perché ogni bottiglia è diversa dall'altra. E nell'epoca delle delocalizzazioni, ogni vino resta indissolubilmente legato alla vigna da cui nasce.

Così oggi i grandi tycoon internazionali si comprano il loro buen refugio negli angoli di mondo coi quali gli dei del vino sono stati più generosi, come il magnate della Time-Warner Richard Parsons diventato viticoltore in Montalcino. Ma le radici del vino stregano anche chi preferisce il fascino irrequieto del nomadismo alla serenità dell'agricoltura stanziale e chi comunque non si sente pronto al balzo da consumatore a produttore. In tutto il mondo, quella dei cercatori di vino è una tribù di raffinati edonisti, ristretta nei numeri ma dalle ampie disponibilità di spesa. Tanto che lo stesso governatore Schwarzenegger ha deciso di scendere in campo interpretando una serie di spot televisivi per invitare tutti gli enonauti d'America a visitare le cantine californiane e dintorni.

Da noi, invece, per attirare i wine lover si preferisce puntare su quello che da secoli sappiamo fare meglio di altri: inventare forme belle da vedere. E così la cantina umida e polverosa dalla quale uscivano le damigiane d'antan, con l'intervento dei massimi architetti viventi si trasfigura in monumento che segna il territorio come i templi e i castelli di secoli remoti.

Sono soprattutto le colline della Maremma a fare da sfondo al certame architettonico fra i viticoltori di rango. Ha cominciato il bresciano Vittorio Moretti, commissionando a Mario Botta la progettazione della sua cantina di Suvereto. La solidità evocata dal nome dato alla tenuta, latinamente battezzata Petra, è stata tradotta dal Maestro ticinese in un imponente cilindro di pietra che domina i vigneti come un antico mastio. Ma qui si inventa, non si replica. Girando intorno all'edificio passiamo dalla citazione del torrione a quella delle misteriose piramidi precolombiane, riferimento visivo inevitabile della scalinata che sale verso il cielo per tutta l'altezza del cilindro sezionato.

Il vignaiolo-editore Paolo Panerai a ha fatto venire Renzo Piano da New York, dove l'architetto del Beaubourg si è temporaneamente stabilito per curare la nuova sede del New York Times. Per la tenuta Rocca di Frassinello, Piano ha progettato quella che lui stesso ha definito una «nobile fabbrica del vino». Gran parte della struttura, come si conviene a una cantina, è sotterranea e la luce del giorno vi è portata per mezzo di ingegnosi giochi di specchi. Non per questo però la costruzione passa inosservata: con il suo rosso acceso è un faro che si vede da lontano.

Ha preferito la strada dell'architettura in punta di piedi Gae Aulenti. La cantina di Campo di Sasso, proprietà degli Antinori a Bibbona, è quasi tutta interrata, con costruzioni esterne piccole e modellate sulle forme della collina. Scelta di discrezione condivisa e portata all'estremo dal conte enologo Michael Goëss-Enzenberg che ha chiesto agli architetti Angonese, Köberl e Boday di progettargli una struttura interrata che disturbasse il meno possibile il seicentesco maniero altoatesino di Manincor, sulle rive del lago di Caldaro. Risultato ottenuto con una avveniristica struttura di 3000 metri quadri su tre piani scavati sotto i filari di vite.

Inebriati dall'effetto Guggehneim nella vicina Bilbao, anche gli spagnoli della Rioja, stanno facendo della loro regione un percorso d'elezione per gli amanti dell'archtettura contemporanea. Per la sua Città del vino di Elciego, l'azienda Marqués de Riscal si è assicurata i servizi dello stesso progettista del museo Guggenheim Frank Gehry. Per le Bodegas Ysios di Laguardia, invece, Santiago Calatrava, ha dato al Gruppo Domecq una struttura dal tetto a onde sinusoidali lunga quasi duecento metri.

Si sono rivolti al californiano Gehry anche i coniugi Hall per la loro nuova winery. Ahiloro, però, nemo propheta in patria, e la prima pietra è finalmente stata posata solo questa estate, dopo estenuanti trattative con i comitati locali. Abituati alle finte missioni spagnole, alle finte ville toscane e ai finti castelli medioevali, per i cittadini di Napa l'idea di veder sorgere una vera costruzione contemporanea è stata uno shock e ci sono voluti quattro anni prima che la digerissero.

Ma ormai l'avanzata del binomio vino-architettura è inarrestabile e contagia anche quello che mezzo mondo considera lo scrigno della serena immutabilità georgica: è prossima all'inaugurazione la nuovissima cantina del Castello di Fonterutoli, nel cuore del Chianti classico. E proprio con questa cantina il cerchio si chiude perché il progetto della struttura, la cui parte a vista ricorda la prua di una nave, è firmato da Agnese Mazzei, architetto ma anche la più giovane esponente della famiglia che in questa tenuta produce vino fin dal 1300.