Carmignano, vino secessionistaNelle terre del Chianti, la più piccola Docg d'Italia «Restarono molto meravigliati quando intesero che era vin di Carmignano», scrive nelle sue memorie il diplomatico toscano Filippo Mazzei raccontando di una cena londinese nel corso della quale aveva fatto servire, in quella che oggi chiameremmo una degustazione alla cieca, una bottiglia di Bordeaux, una di Borgogna e una dello sconosciuto vino della sua terra, chiedendo ai commensali di dire quale fosse il loro preferito. Giudizio unanime a favore dello sconosciuto vino italiano, e conseguente sorpresa degli stessi giudici. Sono passati oltre 250 anni da quella serata di metà XVIII secolo, ma il Carmignano non ha ancora smesso di essere una piacevole scoperta. Con poco più di 150 ettari di vigneti iscritti nei registri di produzione, il Carmignano rappresenta la più piccola Docg italiana. Una piccola isola di vocazione elitaria sottratta, dopo una tenace lotta durata oltre vent'anni, alla chiantizzazione forzata che negli anni Cinquanta travolse la Toscana eclissando temporaneamente anche questa denominazione di tradizione antichissima. Insieme allo stesso Chianti, al Pomino e al Valdarno Superiore, il Carmignano è uno dei quattro vini citati e regolamentati nel primo documento al mondo che istituisce una denominazione di origine controllata, un bando emanato da Cosimo de' Medici nel 1716. Da queste parti è difficile muovere un passo senza imbattersi in riferimenti storici che ti portano sempre più indietro nel tempo. E così anche la battaglia, conclusa nel 1975, per emancipare il Carmignano dalla omologazione nell'onnicomprensiva Doc Chianti sembra la riproposizione moderna dello spirito di indipendenza che traspare dalla postilla che i carmignanesi vollero scritta nel trattato che, alla metà del XIV secolo, sanciva la riluttante sudditanza del comune alla signoria di Firenze: «A voi, Magistrati di Firenze, conviene correggere l'antico errore di volerci vostri sudditi con la prepotenza». La differenza del Carmignano non è solo una questione di orgoglio localistico, di guicciardiniana cura del proprio «particulare». È proprio un vino diverso. Diverso per le caratteristiche del suolo e del microclima di cui beneficiano le vigne. Vigne, fra l'altro, tanto piccole e sparse che quasi non si vedono: chi osserva distrattamente il paesaggio passando da queste parti nota soprattutto gli uliveti. Ma diverso il Carmignano lo è soprattutto per la tradizione che, insieme al sangiovese e alle altre uve tipicamente toscane, fa entrare nella sua composizione una quota rilevante di «uva francesca». Cioè di cabernet sauvignon. Da queste parti il vitigno base dei vini bordolesi è coltivato da secoli prima che esplodesse la moda dei supertuscan: secondo la tradizione fu Caterina de' Medici, diventata regina di Francia a far impiantare qui le prime uve cabernet già nella seconda metà del 1500. Insieme al sangiovese e ai cabernet sauvignon e franc, il disciplinare di produzione del Carmignano prevede la possibilità di usare altre uve come il canaiolo e addirittura, secondo la tradizione del Chianti, il bianco trebbiano. Alcuni produttori però hanno scelto la strada della massima caratterizzazione del prodotto puntando esclusivamente sul binomio sangiovese-cabernet sauvignon. Fra questi, Capezzana. Marchio che rappresenta quasi la metà dell'intera produzione della denominazione. Ma anche una delle più antiche tenute vitivinicole di cui si abbia una documentazione storica. La prima menzione della produzione di vino su questa collina risale addirittura all'804. Certo, nessuno di noi sa esattamente come fosse il vino di epoca altomedioevale. E quel poco che sappiamo ci fa pensare che, anche se fossimo costretti a sorseggiarlo da un cranio svuotato, il contenitore sarebbe l'ultimo dei problemi. Così nel 2004, quando è stato il momento di celebrare i 1200 anni di attività della tenuta, gli attuali proprietari Contini Bonaccorsi non hanno nemmeno pensato a improbabili recuperi filologici. Invece, hanno puntato dritto sulla vocazione internazionale della zona facendo, per quella sola vendemmia, un Syrah in purezza. Vino da collezionisti prodotto in 3800 bottiglie da 0,75 litri e un migliaio di magnum, il Capezzana 804 è appena entrato in vendita.
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